Privacy e Social Network: quanto sono al sicuro i nostri dati

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Privacy e web, un tema che nell’ultimo anno ha saputo ritagliarsi uno spazio rilevante, diventando argomento di forte, fortissimo dibattito. L’affair cookies ha tenuto banco per mesi, portando il panico nei professionisti prima e nei clienti del mondo web dopo, ma ha certamente avuto il merito di sollevare la questione della tutela dei dati personali. Una questione forse fino a quel momento troppo in ombra.

Social Network: tutela dei nostri dati

Alla già roboante (e discussa) news sul braccio di ferro tra Apple e il Governo americano sul tema dello sblocco dell’iPhone dell’attentatore di San Bernardino se ne aggiunge una clamorosa. È di pochi giorni fa l’arresto in Brasile del numero 2 di Facebook Sud America. Il motivo? La mancanza di collaborazione del colosso USA in merito ad alcuni messaggi WhatsApp (anch’esso proprietà di Mark Zuckerberg & Co) utili a condurre delle indagini su esponenti malavitosi. Non una novità. Già a dicembre un giudice aveva sancito un blocco temporaneo a WhatsApp per non aver adempiuto alla richiesta di accesso ai dati di alcuni utenti.

Una scelta, quella di Facebook, che è condivisa dagli altri big del web mondiale, Apple e Google su tutti. Una scelta che va nella direzione della tutela dell’utente e nella totale salvaguardia della sua privacy.

È indubbio che il radicale cambiamento delle abitudini e dell’approccio degli utenti a internet stia influenzando profondamente anche la questione della tutela dei dati personali. Social, app e instant messaging la fanno ormai da padrone ed è proprio il loro crescente utilizzo ad aver generato un notevole incremento nelle segnalazioni al Garante per la Tutela dei Dati Personali. Argomento delle denunce: illecito trattamento dei dati personali.

Sono infatti molte le risorse e i tool ad essersi dimostrati sin troppo “disattenti” e superficiali sul tema privacy. Per molti esperti stiamo assistendo a un vero e proprio attacco in questo senso.

Un’indagine elaborata dalla Electronic Frontier Foundation (EFF) volta a verificare i principali programmi di chat e messaggistica ha confermato tali preoccupazioni.

Anche in questo caso la risposta è stata francamente preoccupante. WhatsApp, Facebook e SnapChat, per fermarsi ai più noti, hanno evidenziato la possibilità da parte del provider di accedere, senza controllo, ai messaggi. Un esempio che racconta molto.

Volendo semplificare nessuno può essere certo che le proprie conversazioni, magari private, non possano finire nelle mani di terzi. Una possibilità remota sì, ma presente. Quanto basta per far nascere più di una preoccupazione.

Ma in tutto ciò come si muove il legislatore a riguardo?

È doveroso sottolineare come, visto il tema e la velocità con cui si evolve oggi il web, non risulta semplice parare il colpo. Va poi aggiunto che bisogna districarsi tra norme nazionali e comunitarie.

Il Codice della privacy riconosce ovviamente il principio basilare di veder riconosciuto a “chiunque il diritto alla protezione dei dati personali”. Questo non solo attraverso la garanzia su un corretto trattamento dei dati ma, soprattutto, dando la possibilità di intervento ai diretti interessati. Un principio che però ha dovuto scontrarsi con le particolari dinamiche del mondo web e con le conseguenti difficoltà di controllo. A livello europeo la legislatura ha invece puntato sulla trasparenza dell flusso delle informazioni, a discapito però della tutela degli utenti.

Non mancano soluzioni idonee a migliorare la problematica, una su tutte l’esplicito consenso dell’interessato ai fini della possibilità di trattamento dei dati o la nomina, obbligatoria, di un Data Protection Officer da parte dei titolari di trattamento, ma nonostante ciò resta ancora troppa leggerezza, probabilmente derivante dalla mancata comprensione delle numerose insidie dell’argomento.

Non resta dunque che affidarsi (o quanto meno provare) all’Autorità Garanti Nazionali, anche se è ormai palese che il loro intervento non possa risolvere in toto tali problematiche. I possibili rischi di una mancata presa di posizione in materia? Una graduale, quanto inesorabile, rinuncia al principio stesso di privacy.

Forse è il momento di smettere di pensare alle briciole (quelle dei cookies) e concentrasi su problemi reali e davvero pericolosi.

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